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domenica 13 maggio 2012

So long

E alla fine arriva anche il momento in cui i tuoi idoli di bambino si ritirano...


martedì 9 marzo 2010

Suini in famiglia

Se vi siete persi le ultime notizie dal mondo del calcio, non disperate, vi aggiorno io!
Nelle partite di calcio le bestemmie sono sempre state vietate, ma a meno che non venissero urlate in faccia all'arbitro (e forse neanche in quei casi..) sono sempre state tollerate. Un mesetto fa però la Federazione italiana ha deciso di mettere un freno a queste cattive abitudini dichiarando che inizierà a punire le bestemmie con la prova TV. Io ero subito piuttosto dubbioso: beccare le bestemmie con le telecamere è allo stesso tempo facile e difficile, per cui sospettavo che alla fine l'avrebbero applicato un po' a chi volevano. Beh, non avrei mai immaginato quello che i geniacci della FIGC sarebbero riusciti a combinare. Eccovi un riassuntino dei fatti principali:

Alla successiva giornata di campionato Buffon bestemmia inequivocabilmente dopo un (rarissimo) erroraccio costato un goal alla Juve. A fine partita il portiere si giustifica con ironia: "Io in famiglia ho uno zio che ogni tanto fa un po' il porcellino...". Probilmente non si aspettava neanche lui il regalo della FIGC: le bestemmie vanno sì punite, ma solo a partire da 10 giorni dopo. Squalifica evitata quindi.
Due settimane dopo però si parte, vengono peccati subito in quattro: Marcolini, Scurto, Di Carlo e Lanzafame. Il primo viene salvato subito, dalle telecamere non si può infatti escludere con certezza che in realtà avesse dato del porco a tale Diaz (nel referto: "tipica espressione gergale in uso in Triveneto e Lombardia"). Il secondo si difende strenuamente e fa ricorso, pare che lui ce l'avesse con lo zio. Ricorso accolto, ovviamente. Gli altri due invece non sono stati risparmiati e si sono beccati la squalifica. Mi sa che non saranno gli ultimi, c'è sempre tempo per cadere sempre di più nel ridicolo...

martedì 1 dicembre 2009

Brasile 1950

Sabato scorso stavo cercando di convincere la Giulia che venirmi a trovare in aereo è molto molto più comodo che venire in treno. L'impresa non è riuscita e lei è tuttora ancorata alla sua idea, ma in compenso mi è venuta in mente una vecchia storia che voglio condividere con chi ancora non la conosce.

Superga, 4 maggio 1949.
È uno di quei giorni in cui le nuvole riescono a vincere la sfida col sole: vento, temporale e nubi bassissime avvolgono la collina di Superga e la sua basilica. Nel frattempo, il Grande Torino si risveglia in terra portoghese dopo un'amichevole per celebrare Francisco Ferreira, il capitano del Benfica che a fine anno concluderà la carriera. È già tempo di tornare a Torino, ché ci sono le ultime 5 partite da disputare prima di poter festeggiare il quinto scudetto consecutivo. L'aereo decolla alle 9:40 da Benfica, fa scalo a Barcellona e riparte, avvicinandosi a grandi passi all'aeroporto di Torino-Aeritalia. Il piano di volo è chiaro e il pilota comunica alla torre di controllo: "Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga". Qualcosa va storto ed è Superga a tagliare la strada all'aereo, il quale si vede sbucare d'improvviso il terrapieno della basilica. Lo schianto è inevitabile e chiude la storia del Grande Torino, forse la squadra più forte al mondo.

Napoli, 4 giugno 1950.
Il primo mondiale dopo la guerra è ogni giorno più vicino, il paese ospitante è il Brasile, l'unico paese disposto a candidarsi. L'Italia è ancora scossa dalla tragedia di Superga, che ha tolto alla Nazionale ben dieci undicesimi della formazione titolare, ma non per questo può perdersi in rimpianti: è pur sempre bicampione in carica e continua ad avere una delle squadre più forti. La voglia di prendere un aereo però difetta a molti, e così si decide per un viaggio in nave di 16 giorni da Napoli a Santos. La Sises è l'imbarcazione scelta e non è certo dotata di tutti i confort degli immensi Yacht che solcheranno il mare 50 anni dopo. Allenarsi è piuttosto complicato: spazio per correre ce n'è poco e i palloni che alla sera ritornano nelle due ceste sono ogni giorno di meno, ché recuperarli dall'acqua è impossibile. Dopo una settimana anche l'ultima palla viene portata via dalle onde e ai calciatori non resta che combattere la noia con qualche gioco improvvisato.

São Paulo, 25 giugno 1950.
Arrivati in Brasile, i calciatori italiani si preparano a fare la partita d'esordio. Il sorteggio è stato benevolo: l'Italia è nell'unico girone da 3 squadre con Paraguay e Svezia, che sarà la prima sfidante. L'unica squadra a passare al turno successivo è la vincitrice del girone. Per una decisione della federazione, gli svedesi non hanno portato calciatori professionisti ma solo dilettanti, l'Italia è dunque strafavorita. Il risultato però è sorprendente: gli italiani, con le energie prosciugate dal lungo viaggio e dall'inattività, perdono 3-2 e dicono già addio al mondiale. Tra Svezia e Paraguay finisce infatti 2-2, rendendo inutile la partita tra Italia e i sudamericani, vinta 2-0 dalla prima tra mille rimpianti. L'Italia torna dunque a casa a mani vuote, ritorno che avviene quasi per tutti in aereo: solo due giocatori scelgono di affrontare nuovamente il lungo viaggio in nave.

E mentre gli italiani tornano a casa e la nostra storia finisce, al Maracanã se ne apre un'altra: quella dell'epica finale tra Brasile e Uruguay, il disastro del Maracanã.